Niente partite senza defibrillatore. “La legge Balduzzi non basta, ecco perché”

Quando si parla della Fondazione Castelli si fatica a trattenere la commozione. Giorgio Castelli era un sedicenne che la sera del 24 febbraio 2006 ha perso la vita fra le braccia del gemello Alessio e del fratello maggiore Valerio, fra gli sguardi attoniti dei compagni di squadra. Giorgio ha perso la vita perché non c’era un defibrillatore nel centro sportivo dove si stava allenando. Da allora la famiglia Castelli lotta e lavora tutti i giorni perché l’Italia sia un paese più cardioprotetto, più consapevole dei rischi cardiaci e maggiormente pronto a intervenire in caso di arresto cardiocircolatorio con la RCP e le pratiche BLS-BLSD.

Una missione che ha portato la Fondazione a installare più di 360 defibrillatori in tutta Italia e che – oggi – fa della GC6 un punto di riferimento fra le onlus italiane dedicate anima e corpo all’implementazione dei defibrillatori nelle strutture sportive dove milioni di giovani ragazzi italiani si allenano, si divertono e crescono ogni giorno.

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